Nell’alta valle del fiume Ancinale, circondato dai monti, sorge Simbario, piccolo centro di poco meno di mille abitanti, posto ad un'altitudine di 766 metri sul livello del mare. Le origini sono incerte, taluni le farebbero risalire addirittura alla Magna Grecia. Fece parte dei possedimenti della famiglia Carafa di Nocera. Nel Seicento venne ceduto ai Padri Domenicani del Convento di Soriano. Ottenne l’autonomia amministrativa col decreto napoleonico ai primi dell’Ottocento. Il patrimonio storico-architettonico, come tanti in luoghi della Calabria, è stato funestato da forti terremoti. Ne resta comunque il fascino, custodito dal tempo. Nel centro storico, lastricato di porfido e granito, si trovano filari di piccole case, l’una attaccata all’altra e antichi palazzi nobiliari, dai portali e cornicioni riccamente ornati, opera di abili artigiani. Fanno parte del patrimonio storico-architettonico: la Chiesa della Madonna delle Grazie, la Chiesa dell’Addolorata e la Chiesa della Trasfigurazione che è la principale. Nella prima chiesa si trova una statua in marmo policromo dedicata alla Madonna delle Grazie, per la quale è stata ipotizzata un’attribuzione ad Antonello Gagini. Il patrono è San Rocco, la festa ricorre la seconda domenica di agosto; la festa di Santa Maria delle Grazie la terza domenica di luglio; la festa di Santa Maria dei Sette Dolori la seconda domenica di settembre. La festa dell’Immacolata, l’8 dicembre, si distingue per la tradizione, ancora viva, dei falò nelle strade. La realtà di Simbario, per storia, tradizioni, leggende è legata ai due comuni confinanti Spadola e Brognaturo. L’economia è prevalentemente agricola e boschiva. Tra colture di castagneti, querce e ciliegi, ci sono anche superfici coltivate a noccioleti, in una contiguità territoriale con Cardinale e Torre di Ruggiero, nel Catanzarese. Tra le attrattive del territorio il Mondo della Preistoria, un parco tematico dedicato al mondo degli animali preistorici e delle prime forme di vita apparse sulla Terra.

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